Il contest #feelalive di Helly Hansen è nel pieno del suo svolgimento e molti appassionati di tutto il mondo hanno già condiviso i propri momenti emozionanti per vincere bellissimi premi da indossare e un viaggio in un resort da sogno. Avete tempo fino al 10 gennaio per caricare le foto più emozionanti su www.hellyhansen.com/alive/feelalive! O per dirlo ai vostri amici. 

Come ha fatto Aurelien Ducroz, più volte campione del mondo di Freeride, che abbiamo intervistato per voi.

  

G: Sembra che tu sia sempre a caccia di neve fresca. Quando hai iniziato a sciare e quando hai capito che la tua passione sarebbe diventata la tua professione?

AD: "Ho iniziato a sciare a 2 anni. Mio papà era una guida alpina e mia mamma una maestra di sci. I miei genitori fecero in fretta a trasferirmi la loro grande passione per lo sci e per la montagna. Non mi ci volle molto tempo per capire che questa passione sarebbe diventata la mia professione".

 

G: Come ti definiresti: sciatore professionista, freerider, escursionista, scrittore?

AD: "Mah, in questo momento un po' di tutto. Ovviamente di base sciatore professionista, ma anche escursionista sempre alla ricerca di esplorare nel mondo nuove linee e nuove superfici".

 

G: Che cosa significa per te sciare o fare freeride?

AD: "Lo sci ce l'ho nel sangue. Il mio amore per lo sci è nato all'età dei 2 anni ed è sempre stata la mia ragione di vita; non ho mai immaginato per un solo secondo di potermi fermare un giorno. Fin da subito per me voleva dire: piacere, emozioni, velocità, adrenalina, sfidare me stesso e, ultimo ma non per questo meno importante, un contatto diretto con la natura".

 

G: Ognuno di noi ha diversi modi per "sentirsi vivo" e cogliere l'attimo. Quali sono i momenti in cui tu ti sei sentito più "vivo" sugli sci? 

AD: "In questo momento quando raggiungo il top di una linea che ho cercato e studiato per diverso tempo, il preciso istante in cui sei pronto a saltare, quando l'adrenalina aumenta, quando non c'è altro al mondo che te stesso e la montagna".

 

G: E il massimo del #feelalive sugli sci?

AD: Ho avuto la possibilità di vivere più emozioni forti nel corso della mia carriera, forse una delle più grandi rimane la finale del Freeride World Tour 2011 quando, per la prima volta, ho gestito alla perfezione quello che avevo esattamente pianificato. In quel giorno ero in perfetta armonia con le montagne, "sentivo" la neve, le roccie e l'ambiente intorno nel mio cuore e nel mio corpo. Naturalmente la vittoria finale mi fece sentire particolarmente "vivo" ma la soddisfazione maggiore fu proprio quella sensazione che provai tra me e la montagna".

 

G: Sta per cominciare la stagione invernale in Europa, quali sono i progetti più entusiasmanti che hai in programma? 

AD: "Ho fatto competizioni per dieci anni con tanta di quella fortuna che potrei dire di aver raggiunto con successo i miei obbiettivi! Ora sono più focalizzato su progetti legati alle esplorazioni. Quest'inverno mi muoverò tra Europa e resto del mondo alla ricerca di nuove linee, nuove esperienze, nuove montagne".

 

G: Come ti prepari a livello fisico? Hai un programma di allenamento specifico? 

AD: Negli ultimi dieci anni ho sempre lavorato direttamente con un mio personal trainer. Abbiamo programmato insieme metodologie specifiche per le due differenti stagioni (sci e mare). In questi due sport il corpo è soggetto a rischi che necessitano di grande preparazione. Altrimenti non hai alcuna possibilità di divertirti e raggiungere gli obbiettivi".

  

G: La preparazione prima di una discesa e la conoscenza specifica della montagna sono due fattori chiave in termini di sicurezza nel freeride: come ti prepari a queste nuove esperienze alla ricerca della migliore neve fresca? Lavori insieme a guide alpine e personale in pista?

AD: "Questa è la parte più difficile: trovarsi pronti a "leggere" la montagna. Questo comporta un'enorme quantità di tempo in montagna, prima di trovare il giusto feeling e le scelte migliori. Questo è quello che noi chiamiamo esperienza. E anche se oggi io mi porto dietro un buon bagaglio di esperienza, è sempre dura essere convinti e sicuri fino in fondo. Questa è la principale ragione per la quale mi affido alle guide alpine per sciare fuoripista. Loro mi garantiscono il loro supporto e la conoscenza dei luoghi e mi assicurano che i parametri siano tutti ok. E quando vado a sciare in una stazione sciistica mi rivolgo sempre agli uffici di competenza del personale in pista per avere informazioni aggiornate e dettagliate sulle condizioni della neve e del tempo. Questi ragazzi sono i professionisti del luogo, vivono sui versanti ogni giorno e possono darti l'aiuto più concreto".

 

G: In queste situazioni hai bisogno di credere nel tuo equipaggiamento. Che caratteristiche richiede al proprio abbigliamento un professionista per ottenere le migliori performance?

AD: "Quando ti trovi fuori la cosa più importante è credere in te, e questo fa parte dell'allenamento. Ma al tempo stesso devi ugualmente aver fiducia del tuo equipaggiamento che ti deve aiutare e proteggere. A contatto con le montagne devi risolvere un problema dopo l'altro. Avere la consapevolezza di vestire il giusto equipaggiamento, credere nel proprio abbigliamento, è una chiave del successo".

 

G: Come ti supportano i capi Helly Hansen nelle tue esperienze #feelalive?

AD: "Nell'avere sempre il giusto equipaggiamento nel momento giusto, affinché io possa concentrarmi esclusivamente sui miei obbiettivi e vivere momenti #feelalive più forti e più frequenti!".

 

G: La Collezione Helly Hansen ULLR è stata sviluppata e in seguito innovata grazie ai consigli di freerider professionisti come te. Che cosa ti piace maggiormente di questa collezione? Qual è il prodotto Helly Hansen che preferisci e perché?

AD: "Questa collezione rappresenta un vero successo per una serie di caratteristiche soprattutto, come dici, per il fatto di essere stata disegnata, sviluppata e migliorata da professionisti che vestono questi capi per tutto l'inverno, in differenti superfici e condizioni. Il mio capo preferito è l'Elevation Shell Jacket, in particolare per la sua forma, ma anche per la sua forza, insieme al suo taglio che consente una totale libertà di movimento".

 

G: L'Elevation Shell Jacket ha vinto i premi ISPO e RED DOT DESIGN AWARD. Qual è la caratteristica che preferisci della giacca e perché?

AD: "Una grande peculiarità della giacca sono quei dettagli ad "alta visibilità" che le conferiscono un look molto di tendenza ma che consentono soprattutto di essere visto in condizioni di forte nebbia. Quando fai fuoripista con gli amici sei sempre a vista".

  

G: I midlayer Helly Hansen utilizzano tecnologie brevettate come il Lifa Flow (ULLR Midlayer Jacket) e l'H2Flow (Odin Flow Jacket) per regolare la temperatura. Come ti supportano questi sistemi in neve fresca?

AD: "Il sistema a strati è molto semplice ma al tempo stesso davvero importante. Ogni strato ha la sua utilità e interagisce con gli altri. Il midlayer ti aiuta a regolare la temperatura e trattiene l'umidità all'esterno. Quando ti trovi in neve fresca in una giornata molto umida questo diventa un fattore chiave. Se il tuo equipaggiamento ti mantiene asciutto e regola la temperatura, ovviamente hai molto più tempo per assaporare il divertimento in neve fresca. E io cerco sempre il massimo!".

 

G: Fin dal 1970 Helly Hansen progetta baselayer che rispondano alle diverse necessità in qualsiasi condizione atmosferica. Come li senti a contatto con la pelle? Come valuti il baselayer Helly Hansen con Lifa Stay Dry Technology?

AD: "Il primo strato è la chiave, a contatto con la pelle ti mantiene caldo e asciutto. Il sistema Lifa Stay Dry Technology è già stato testato per diversi anni e se oggi viene utilizzato in diversi sport, dalla nautica allo sci, ci sarà una ragione!".

 

G: Quali prodotti ti senti di raccomandare a un freerider ambizioso alla ricerca del meglio per la sua giornata in neve fresca?

AD: "Naturalmente quelli che personalmente ho utilizzato di più nella scorsa stagione, l'Elevation Shell Jacket con l'Elevation Shell Pant di Helly Hansen!".