Sulle piste innevate da qualche anno è in corso un'ennesima divisione. Non più stilistica tra snowboarder e tradizionalisti, questa volta è legata alla sicurezza: caschetto sì, caschetto no. Ci sono quelli che non amano rischiare e quelli che non amano sentirsi vincolati da un altro strumento tecnico dibattito tra sciatori. Tra questi ci sono poi ancora quelli che lo ritengono una moda. Con il tempo sono arrivati sul mercato molti modelli, tecnologicamente sofisticati che assolvono entrambe le esigenze, estetiche e protettive. A diversi livelli di prezzo. La scelta del caschetto per lo sci è stata abbracciata da molti, ma qual'è la situazione?
I primi, interessanti dati ci giungono da un'inchiesta condotta dall'Istituto Superiore della Sanità (ISS). Tra il 28 febbraio e il 12 aprile 2010, ha monitorato 32.638 sciatori in 9 località: sulle Alpi a La Thuile, Breuil-Cervinia Champoluc e Pila in Valle d'Aosta, Limone Piemonte, Palù Valmalenco, Paganella; Selvarotonda e Monte Piselli nell'Appennino centrale.

L'indagine è partita dall'esigenza di mettere a fuoco un argomento scaturito dai dati del Sistema SIMON, un rapporto che da anni elabora tutti i dati sugli incidenti avvenuti sulle piste da sci d'Italia. In base a questo lavoro scientifico risulta che in Italia la pratica dello sci alpino comporta il rischio di incidenti con conseguenze traumatologiche, talora anche gravi, con un'incidenza della mortalità traumatica pari a circa 0,8 morti/anno ogni milione di giornate di sci. Questo tasso di incidenza, peraltro, appare inferiore a quello osservato in diversi studi condotti su aree sciabili di altri Paesi (1 morto/anno ogni milione di giornate di sci). Sembra, quindi, ragionevole dedurre, in via preliminare, che le condizioni di sicurezza delle aree sciabili italiane siano migliori rispetto a quelle che è dato osservare in altre realtà anche in ragione dei molteplici sforzi sinergici che gli operatori del settore hanno compiuto. Resta il fatto che tra i diversi traumi che possono discendere da incidenti dello sci, certamente traumi cranici (TC) sono quelli che mettono maggiormente a rischio la vita degli sciatori. In particolare, a livello di ricovero ospedaliero, l'incidenza del trauma cranico è dell'ordine di 6,5 casi per 100.000 giornate di sci nello snowboard e di 2,5 casi per 100.000 giornate nello sci. Il TC è la causa più frequente di ricovero ospedaliero nonché la più frequente causa di morte tra gli sciatori e gli snowboarder con un tasso di mortalità, tra i ricoverati per TC dell'8%. Da questa base si è indagato sull'uso del casco per sciatori.
E cosa risulta? La percentuale d'uso casco complessiva è risultata pari al 38%, con un range compreso tra il 27% di Limone e Selvarotonda e il 43% di Breuil-Cervinia. L'uso del casco appare comunque omogeneo nei territori monitorati perché, a parte il dato più basso di Limone e Selvarotonda, nelle altre 7 stazioni la forbice si riduce tra il 37% e il 43%. Il casco appare essere più utilizzato nei weekend, in particolare la domenica quando in media supera il 42%, mentre in mezzo alla settimana flette fino al 34%. Questo fatto, se confermato dai dati della prossima stagione, sembra caratterizzare in maniera qualitativamente differente quello che possiamo definire come lo "sciatore della domenica", forse più incline a proteggersi con il casco rispetto ai tipici frequentatori delle settimane bianche e agli sciatori più sportivi che prediligono le giornate infrasettimanali, meno affollate. Anche le statistiche delle assicurazioni evidenziano una percentuale molto più elevata di sciatori che acquistano la polizza nei weekend e durante le festività. Su questo, forse, agisce anche la percezione di un maggiore affollamento delle piste corrisponde maggior rischio.

Le rilevazioni nel complesso hanno abbracciato l'intera giornata, dall'apertura degli impianti alla loro chiusura, ma, come era ipotizzabile, non vi è una grande differenza d'uso nell'arco della giornata, anche se la mattina, forse complici le temperature più rigide, il casco viene un po' più usato (40% contro 37% nel pomeriggio).
L'uso del casco, infine, si è mostrato sostanzialmente attorno al 38% in tutto il periodo della rilevazione, non mostrando particolari trend legati al progredire della stagione. Semmai va rimarcato l'elevato uso del casco durante la settimana a cavallo tra marzo e aprile (29 marzo-4 aprile), periodo nel quale ricadevano le festività pasquali. L'uso del casco durante questa settimana è stato monitorato nelle stazioni di La Thuile e Breuil-Cervinia ed in entrambi i casi le prevalenze d'uso sono risultate estremamente elevate (47% e 49% rispettivamente), 10 punti percentuali in più per La Thuile ove il raffronto era con le 3 settimane precedenti e 8 punti in più nel caso di Breuil-Cervinia ove il confronto è addirittura con la settimana successiva. Sembra, quindi, che nei periodi festivi, siano essi domeniche o festività particolari, l'utenza della neve tenda ad essere caratterizzata in maniera differente e abbia, quindi, modelli comportamentali leggermente diversi rispetto al resto dei periodi. Questo dato conferma che lo "sciatore della domenica", inteso, come detto, come quello che scia solo nei week end e durante le festività comandate, è quello che tende ad usare di più il casco.

D'altra parte l'idea che lo sciatore occasionale abbia atteggiamenti più prudenti non rappresenta uno scenario irrealistico. L'ipotesi che gli sciatori che usano il casco siano anche coloro che appaiono più predisposti verso comportamenti più conservativi è stata oggetto di studio. Uno di questi, pubblicato nel 2007 e condotto dal dipartimento di scienze delle comunicazioni dell'Università della California, ha testato questa ipotesi e le conclusioni possono così sintetizzate: sciatori e snowboarder che indossano il casco non sembrano assumere rischi maggiori di rispetto a coloro che non lo usano; chi indossa il casco da sci sembra sciare più lentamente e appare meno incline alla sfida; l'ipotesi di compensazione del rischio (più mi proteggo, più corro) non sembra valida nel caso dei caschi per sci e snowboard. Alla luce di ciò, quindi, i dati osservazionali sull'uso del casco forniti dal sistema SIMON, appaiono in linea con le evidenze emerse dalla ricerca delle scienze del comportamento.

Quali conclusioni traggono all'ISS? Dai dati del Sistema SIMON risulta che circa il 13% degli incidenti vede interessato il cranio o la faccia, e tale dato appare in linea con quanto è riportato in molti studi. Si tratta, quindi, per l'Italia di circa 4500 eventi/anno sui quali il casco potenzialmente può esercitare un ruolo protettivo. Ci si può chiedere cosa succederebbe se tutti gli sciatori indossassero il casco. Per esplorare questa ipotesi è di aiuto la modellistica matematica. L'ISS ha elaborato un modello matematico predittivo (modello IPP) che risponde proprio a questa domanda. Per cui, nell'ipotesi che l'uso del casco divenisse prossimo al 100%, il beneficio ipotizzabile sarebbe quantificabile in circa: 1200 incidenti, 40 ricoveri e 2 decessi per TC evitati ogni anno.
Quindi è dimostrata l'utilità del caschetto, soprattutto nella casistica dei traumi cranici. Ma nello sci a rischiare sono no maggiormente gli arti inferiori (e superiori per lo snowboard). Positivo consigliare l'uso del casco (obbligatorio per gli under 14) ma vanno incentivate le azioni per consigliare le buone norme nella pratica dello sci, una maggiore valutazione dei rischi. E tra questi va considerato anche un preciso fattore (ben conosciuto negli incidenti stradali) dal nefasto effetto, ovvero l'uso dell'alcol. Che già numerosi studi hanno evidenziato tra le cause nella traumatologia dello sci.

Infine i dati sull'abitudine a usare il casco sciistico in altri Paesi. Negli Stati Uniti arriva al 48% (dati 2008/2009), e va segnalato che dalla stagione 2009/2010 a Vail, Beaver Creek, Breckenridge, Keystone, Heavenly) Aspen e Intrawest hanno reso obbligatorio l'uso per coloro che vengono impiegati sulle piste. Inoltre ad Aspen c'è l'obbligo dell'uso del casco per i ragazzi di età inferiore a 17 anni che frequentano la scuola sci. In Svizzera uso del casco al 65% (dati 2009/2010); in Germania il 26,5% tra gli over 15 anni e il 55% tra gli under (dati 2006/2007); in Austria il 63%; in Francia il 73% bambini sotto i 14 anni (dati 2005-2006); in Norvegia il 44% tra i soggetti infortunati (dati 2005-2006); in Australia il 37% (dati 2005-2006).