Stagione alpina salva! Questo il pensiero che è girato nelle menti degli albergatori e gestori degli impianti durante le copiose nevicate verificatesi nei giorni di Natale e Santo Stefano. Una perturbazione generosissima che, mediamente sopra i 1000 metri, ha regalato neve a tutti i settori delle Alpi giusto in tempo per il periodo più ambito della stagione, quello che va da Capodanno all’Epifania. Limite delle nevicate più basso del previsto in Appennino, dove i fiocchi bianchi si sono visti a quote sì elevate, ma in grado di imbiancare almeno i comprensori abruzzesi più alti. Col libeccio dominante, purtroppo, non ci si potevano aspettare miracoli su questi settori.
 

WEBCAM IN DIRETTA DALLE STAZIONI SCIISTICHE 


► UNO SGUARDO SULLE ALPI


La gran nevicata di Natale non era iniziata nel migliore dei modi al nord-est: pioggia in tutte le località dolomitiche sotto i 1600 metri. Col passare delle ore l’ingresso di aria più fredda ha invece permesso il calo dello zero termico con le conseguenze che tutti abbiamo appreso dai TG: 60cm di neve a Cortina, un metro in quota, passi chiusi, black-out elettrici. E al nord-ovest la situazione è stata ancora più pesante, con nevicate che hanno raggiunto i 170cm a Madesimo, i 2 metri in val Formazza, ritoccando alcuni record storici di nevosità in un singolo evento. Va da sé che i pendii carichi di neve siano ora una trappola per i freeriders: il fuoripista è davvero rischioso e l’ARVA è assolutamente indispensabile se proprio non si riesce a fare a meno di cimentarsi lontano dalle piste battute. Queste ultime, dopo il naturale assestamento dei primi giorni, si presentano ora in maniera impeccabile al mattino, con tendenza però a rovinarsi nel pomeriggio a causa dell’elevata affluenza si sciatori. La sveglia di buon’ora, ancorché in vacanza, è l’unica garanzia per una sciata priva di affollamento e con piste ancora perfette.
 

► UNO SGUARDO SUGLI APPENNINI

Mentre sulle Alpi si registrava il tripudio nevoso, in Appennino la situazione non era altrettanto rosea: tanta pioggia fino a quote medio-alte, con neve relegata solo sulle piste più elevate. Penalizzate le stazioni del sud, che erano e rimangono chiuse, mentre sul centro-nord i danni sono stati limitati, almeno nelle località già aperte in precedenza. Nessuna speranza di apertura per le località minori di Umbria e Marche. Venendo alle notizie positive, le località tosco-emiliane e quelle abruzzesi hanno aperto ancora più piste e si va verso l’apertura quasi completa de i rispettivi comprensori. Ben più che sulle Alpi, a queste latitudini è la quota a fare la differenza, e le stazioni più elevate godono di una situazione davvero invidiabile.
 

► VERSO NATALE E OLTRE: PREVISIONI 

Il passaggio al nuovo anno non vedrà un cambiamento della situazione: il 2013 si congeda con la variabilità e la stessa la ritroveremo nel primo scorcio del 2014. Anche termicamente non avremo differenze degne di nota. Nella prima settimana dell’anno, per quanto riguarda le Alpi, avremo tre giornate non proprio idonee per stare in pista: saranno il 2, il 4 ed il 5 gennaio. Due distinte perturbazioni transiteranno sull’arco alpino portando molte nubi e precipitazioni nevose diffuse. Sia giovedì che sabato esse raggiungeranno quote prossime alla pianura al nord-ovest, specie sul Piemonte, mentre domenica 5 la quota neve risulterà ben salda sopra i 1000 metri. Nelle restanti giornate il sole regalerà ore di puro divertimento ai tanti turisti presenti: salvi sia il Capodanno che l’Epifania. L’Appennino sarà anch’esso interessato da questo trenino di perturbazioni: la matrice sarà sempre atlantica, quindi non bisogna attendersi la neve fin sui litorali. La ritroveremo a 1000-1200 metri su Emilia e Toscana, mentre andando a sud, la quota aumenterà fino ai 1700-2000 metri dei settori più meridionali. Come sulle Alpi, saranno l’1, il 3 ed il 6 gennaio le giornate più indicate da passare sulle piste.


Per conoscere la situazione neve sulle piste, ecco il nostro Bollettino Neve aggiornato con tutte le stazioni sciistiche italiane.