Anche se non nacque come tale, il trekking è sicuramente lo sport più antico della montagna. Interi popoli hanno attraversato in lungo e in largo le Alpi fin da epoca molto antica, creando sentieri e mulattiere che ancora oggi sono lì a testimoniare il tempo che fu. Alcuni di quei tracciati sono diventate importanti strade mentre altre sono rimaste più o meno nel loro stato originario. In epoca più recente, in particolare con la Prima Guerra Mondiale, sono stati creati molti altri sentieri e strade militari lungo i quali è possibile camminare ancora oggi ripensando alle gesta degli alpini. Anche il trasporto del bestiame dal fondovalle in quota e viceversa ha permesso la nascita di numerosi sentieri, mentre altri sono nati solamente per il desiderio innato di conquista, come quelli che portano alle vette più celebri dell’arco alpino
 
>> Lombardia – Monte San Primo
Se si cerca un’escursione che sia allo stesso tempo facile, adatta a tutti, vicina alla Pianura ed appagante per il panorama, il Monte San Primo è la scelta perfetta. Coi suoi 1682 metri di altezza è la cima più elevata del Triangolo Lariano e dalla sua cima si ha un’incantevole vista a 360° che spazia dalla Pianura Padana al Monte Rosa, dalle Grigne al Disgrazia senza tralasciare il lago di Como. Nelle giornate più terse sono ben visibili anche gli Appennini e la skyline di Milano. La via più comoda per accedervi è dalla Colma di Sormano, un valico posto a circa 1100 metri di quota. Da qui parte una carrareccia larga e comoda che sale con pendenza moderata nel bosco sino alla Bocchetta di Spessola, punto d’incontro di vari sentieri. Da qui la carrozzabile si fa sentiero ma la difficoltà resta su livelli bassi, con la pendenza che aumenta di poco. Il panorama intanto si fa via via sempre più bello ed ampio, e la fatica passa in secondo piano. Solo dall’Alpe di Terra Biotta in poi, a 1420 metri, la pendenza si fa significativa ma ormai manca davvero poco alla vetta e gli ultimi metri di dislivello regalano già una vista mozzafiato. In cima ci attende una croce ed un largo spiazzo dove poter consumare un pranzo al sacco, sempre che non soffi forte il vento.
 
 
 
 
>> Valle d’Aosta – Colle del Teodulo
Le alte quote hanno il loro fascino ma spesso per raggiungerle bisogna affrontare ore di avvicinamento, superare dislivelli consistenti e passare una notte in rifugio. Se si hanno tempo e voglia questa è un’ottima esperienza, ma in certi casi superare i 3000 metri può essere agevolato dall’utilizzo degli impianti di risalita, come nel caso dell’ascensione al Rifugio Teodulo, posto sullo spartiacque italo-svizzero che passa sopra Cervinia. L’escursione può partire dal paese o da Plan Maison, a seconda che si scelga di affrontare i primi 500 metri di dislivello a piedi o in ovovia. Poiché è la parte meno spettacolare dell’escursione, salire con l’impianto non è un peccato mortale. Giunti a Plan Maison il panorama è subito fantastico: a sinistra spicca Sua Maestà il Cervino mentre a destra notiamo il ghiacciaio Ventina che scende dalla Testa Grigia, dove si trova la stazione di Plateau Rosa. L’escursione si svolge dapprima su terreno erboso mentre coll’aumentare della quota all’erba si sostituiscono pietraie e nevai. La presenza degli impianti di risalita non riesce a rovinare l’incantevole panorama che diviene sempre più austero passo dopo passo. Si superano le due stazioni intermedie della seggiovia, la Fornet e la Bontadini, e ci si ritrova già sopra i 3000 metri senza troppa fatica. Arrivati a questo punto qualche insidia può presentarsi in caso di innevamento eccessivo, specie quest’anno. Ma il colle è ormai ben visibile e basterà seguire la traccia per continuare l’escursione senza problemi. Gli ultimi metri sono i più faticosi, la quota si fa sentire ma anche la pendenza si accentua proprio sotto il colle, ma ormai è fatta e non resta che affacciarsi sulla sul Plateau Rosa per ammirare ulteriori bellezze, come il ghiacciaio omonimo, il Piccolo Cervino, il Breithorn Occidentale e la valle di Zermatt con i ghiacciai del versante svizzero del Monte Rosa che scivolano a valle. Nei pressi del colle appena raggiunto, già frequentato in epoca romana per gli spostamenti transalpini grazie all’assenza di neve durante il cosiddetto “optimum climatico”, ci si può rifocillare al rifugio soprastante, posto a ben 3317 metri di quota, raggiungibile in ulteriori 5 minuti.
 
 
 
>> Engadina – La Val di Roseg
Varchiamo di qualche decina di km il confine per questa terza proposta, ma ne vale davvero la pena. L’Engadina, regione di laghi, vette e ghiacciai, è senza dubbio una delle più belle vallate alpine ed ha la caratteristica di essere molto ampia, ariosa ed assolata, ricca di valli laterali. Ed è una di queste la mèta dell’escursione. La Val di Roseg parte da Pontresina ed il percorso non presenta alcuna difficoltà di rilievo, svolgendosi su larga mulattiera e con pendenza appena percettibile. Il profumo e l’ombra offerto dal bosco contraddistinguono la prima parte del sentiero; i grandiosi panorami sui ghiacciai e le vette del gruppo del Bernina sono invece la caratteristica saliente della seconda parte del percorso. L’Hotel Roseg è una tappa imperdibile per i golosi, grazie alla varietà di dolci che offre, oltre al servizio di ristorante con piatti tipici d’alta quota. Se si hanno al seguito bambini piccoli l’ideale è fermarsi qui, sulle rive del fresco ruscello, altrimenti si può avanzare ancora fino a portarsi proprio sotto le lingue glaciali del Bernina oppure intraprendere il sentiero che conduce in un’altra ora e mezza sino alla Capanna Tschierva, risalendo la valle glaciale che s’apre sulla sinistra della valle principale. Qui si potrà provare l’esperienza di camminare sulla cresta affilata di una morena glaciale contemplando le cime circostanti alte anche oltre 4000 mila metri. Il sentiero in questo caso diviene più impegnativo, e la pendenza è maggiore. Per la discesa, dall’Hotel Roseg verso Pontresina, si potrà optare per il servizio navetta su carrozze trainate da cavalli, l’unico mezzo di locomozione ammesso oltre alle bici.