Panorami d’alta quota, tre valli e due regioni collegate, piste lunghe e di tutti i livelli, impianti quasi tutti moderni, facilità di parcheggio, ben collegato alla Pianura Padana: nel nord-ovest non esiste un comprensorio con tutte queste caratteristiche. Scopriamo i pro e i contro di questa skiarea nella nostra scheda e godiamoci le foto nella gallery dedicata.

Le località

Se una volta Alagna era un’indipendente località piemontese, fatta di vecchie e piccole telecabine, oggi è conosciuta a livello internazionale come uno dei regni del freeride. Se una volta andare e tornare da Gressoney era un’avventura fuoripista, ora lo si fa con comodi impianti e piste. L’annessione di Alagna è stata la novità più rilevante del Monterosa Ski degli ultimi 10 anni, ed è solo una delle tante migliorie apportate a questo bel comprensorio posto tra Piemonte e Valle d’Aosta, nel massiccio del Monte Rosa, tra alte vette, ghiacciai e la frizzante aria che si respira solo sopra i 3000 metri.

Punto di partenza ideale, sia per logistica che per comodità, è l’ampio parcheggio di Stafal, frazione di Gressoney La Trinitè posta al termine dell’omonima valle. Tale scelta ci eviterà, a metà giornata, di dover camminare per 10 minuti su asfalto per passare da un lato all’altro del comprensorio. Si sale sul versante destro orografico, in direzione del colle Bettaforca, da dove partono due belle piste rosse ideali per riscaldarsi. Quella di destra fa già parte dell’area di Champoluc e ci porterà, dopo molti km, in zona Frachey, dove ci attende una seggiovia quadriposto, molto affollata nel weekend, uno degli impianti che necessita con maggiore urgenza di essere rinnovato. Sempre puntando a destra si perviene ad un altro vecchio impianto bidirezionale, il quale ci porterà al Belvedere, da dove si può ammirare anche il Cervino, nella valle accanto. Un’altra pista e arriviamo al Crest, zona vitale di Champoluc. Qui converrà prendere la nuova ovovia per salire, prendendo anche una seggiovia, al colle Sarezza: ora possiamo lanciarci in una bella e infinita discesa di 6km verso l’abitato di Champoluc, con pendenze mai eccessive ed entrando nel bosco nella parte finale. Saliamo di nuovo al Crest e qui dovremo camminare per 100 metri in leggera salita nella neve per raggiungere il secondo tratto di ovovia, situazione non certo divertente. Risaliti al Sarezza, ora possiamo prendere la pista di sinistra, una delle più insidiose perché presenta due tornanti stretti tra le rocce e la neve qui è spesso molto dura e mette in difficoltà molte persone. Superato questo tratto, ci si lascia andare e inizia il rientro verso Gressoney con una serie di facili piste e diverse varianti possibili: se si ha tempo, la “Pian de La Sal” e la “Del Monte” formano un’unica pista “rossa” dalla pendenza marcata che val la pena di percorrere almeno una volta.

Al Bettaforca siamo di nuovo nell’ambito di Gressoney e una larga pista ci condurrà verso “S. Anna”: ad un certo punto, sulla sinistra, si stacca una nera molto tecnica, che ci riporta al parcheggio: è bene che solo gli esperti si avventurino su questo tracciato, che è spesso in ombra e con neve molto dura. Gli altri possono tornare a valle utilizzando la telecabina. E’ tempo di cambiare versante, e lo si fa usando la nuova ovovia che sale dapprima al Gabiet e, dopo un trasbordo, al passo Salati: ci troviamo adesso a quasi 3000 metri sul confine tra Piemonte e Valle d’Aosta. La discesa verso Alagna è lunghissima, ben 10km, e pur essendo inizialmente classificata come “nera” non presenta difficoltà particolari. A metà strada si trasforma in rossa ma anche la larghezza cambia una volta entrati nel bosco, fino a diventare poco più di una strada. Stanchi ma appagati si percorrono circa 100 metri su asfalto per prendere l’ovovia che torna su e si trasborda a Pianalunga sull’innovativa telecabina a tecnologia “Funifor”, con motori indipendenti, che ci riporterà al passo Salati. Da qui si torna a Gressoney lungo un’ampia pista “rossa” che poi diventa “nera” non appena entra nel bosco: anche in questo caso le pendenze non sono eccessive e uno sciatore medio la può percorrere senza problemi fino al parcheggio di partenza, dove termina il tour.

Ma il Monterosa Ski ha ancora altro da offrire: il passo Salati, infatti, è da poche stagioni il punto di partenza per recarsi al glorioso ghiacciaio dell’Indren (utilizzato fino a 25 anni fa per lo sci estivo), dove le piste non vengono battute perché si è voluto creare qui il paradiso del freeride. Diversi itinerari fuoripista partono ai 3200 metri di Punta Indren, portando i più arditi a disegnare tracce tra la natura più selvaggia.

Anche allo sciatore pistaiolo esperto, il Monterosa Ski ha ancora qualcosa da dire, qualora non bastassero le piste “nere” disseminate sul tour ordinario. Dal Gabiet si può accedere all’area di Punta Jolanda, zona appartata e poco battuta, ma comunque ben collegata al resto del comprensorio. Il punto debole qui sono gli impianti, due vecchie e lente seggiovie biposto, ma le piste sono davvero notevoli e sempre deserte. Troviamo delle belle “rosse” da affrontare speditamente ma anche e soprattutto la “nera” più ripida del comprensorio, la “Jolanda”, un vero banco di prova per testare il proprio coraggio.

E non è ancora finita: staccate dal comprensorio principale, ma fruibili col medesimo skipass, completano l’offerta le località di Antagnod e Brusson in val d’Ayas e il Weissmatten in val di Gressoney. Quest’ultima si segnala per la presenza della nera "Leonardo David", un muro molto ripido omologato per le gare di slalom.

Come si è visto, il Monterosa Ski è un comprensorio di alto livello, completo, vario, ma presenta alcuni aspetti migliorabili sotto il profilo logistico, in particolare i diversi tratti da percorrere a piedi con gli sci in spalla e quelle quattro seggiovie vecchie e sottodimensionate. Investimenti non ingenti per un risultato assicurato.


Da non perdere

- Il tour completo andata e ritorno che tocca le 3 località, le 3 valli e i 3 passi;

- La grandiosa vista sulle cime del Rosa e i suoi ghiacciai dalla seggiovia Betta;

- I più esperti gradiranno una visita nell’appartata zona di Punta Jolanda, regno del ripido.


Pro

- Si può sciare tutto il giorno senza rifare mai la stessa pista;

- Piste lunghe e larghe e dislivelli molto ampi, fino a 1700 metri in una sola discesa;

- Grande varietà di tracciati, dalle lunghe azzurre fino ai muri molto ripidi;

- Impianto ad esclusivo utilizzo dei freeriders che porta a 3200 metri.


Contro

- Soggetti a chiusura per vento gli impianti più alti;

- Bisogna camminare anche parecchio per accedere ad alcuni impianti;

- Impianti lenti e sottodimensionati in alcuni punti nodali del comprensorio.