Tradizione o folclore? E' la domanda retorica che segna il primo capitolo di un libro che con amore e leggerezza racconta l'espressione di un popolo attraverso il tempo. Con "Costumi tradizionali dell'Alto Adige/ Südtirol", Uta Radakovic ha scritto un libro di storia, dove passato e presente si incrociano, vengono cuciti su quegli abiti colorati, gioiosi e austeri allo stesso tempo. Espressioni del caratteri delle genti di quelle valli.
Quindi quella domanda deve perdere il punto interrogativo, perché tradizione e folclore sono inscindibili in Val Gardena come in Val Passiria e in tutte le altre vali tirolesi. In quegli abiti si possono leggere tutti i simboli di una società alpina che ama riconoscersi in essi, ne esibisce la bellezza, l'orgoglio e l'utilità costruita nei secoli. Radakovic ci aggiunge tutta la sua passione, la sua storia familiare che è vissuta "tra" e "con" le tre culture presenti in Alto Adige, la tedesca, l'italiana, la ladina.

Quegli abiti di pelle e loden, di cotone e di seta, di pizzi e ricami riuniscono l'insieme dei materiali che vengono prodotti ed elaborati in regione. Ma c'è di più. Sono simboli di una socialità che vive l'oggi come una naturale continuazione del proprio passato. Per rendersi conto dell'importanza dei costumi in Alto Adige, l'autrice ci stupisce offrendo dei numeri: nei 116 comuni che popolano le valli sotto il Brennero sono ben 211 bande musicali, 415 cosi, 52 gruppi di balli popolari, 138 compagnie di Schuetzen. Quindi i costumi, tramandati di generazione in generazione, rappresentano l'immagine di una socialità diffusa, radicata, amata, nutrita.
Lasciamo da parte le interpretazioni politiche. Non c'entrano, sono legate ad un periodo ormai lontano. Siamo nell'Europa delle comunità e non delle frazioni. E godiamoci questo bel libro di grande formato, ricco di splendide fotografie e una miniera di notizie.

Ad iniziare da loden, stoffa che realizzarla occorrono 50 passaggi lavorativi e 40 giorni di lavorazione. Per passare al Blazer Schurz, il grembiule blu, elemento del vestiario di lavoro di contadini e artigiani. E' il costume di tutti i giorni, ma che anche lui ha forme varianti e simboliche. Quello di Radakovic è un lavoro meticoloso, perché raccoglie tutte le differenze che distinguono i costume delle 14 valli sudtirolesi. Colori e forme che variano per gonne e camicette, giacchini e panciotti, pantaloni e bretelle, e poi acconciature, calze, scarpe, accessori.

Giorni di festa o giorni lavorativi? Occasioni di gioia da festeggiare o eventi di lutto e sofferenza? Quel giovane era scapolo o sposato? Nessun dubbio, è l'abito a prendere la parola, con i colori a far da protagonisti. Così una giacca rossa accompagnata ad un cappello verde decorato con cordoncini rossi contraddistingueva un giovane scapolo da un uomo sposato, mentre i colori scuri erano invece riservati agli ammogliati. Forse oggi, in tempi di divorzio, andrebbe trovata una nuova soluzione. Simbolo indiscusso per indicare il candore di una ragazza era invece il grembiule bianco, mentre il cappello e la giacca scuri indicavano che una donna era sposata. L'uso del grembiule nero per la donna era previsto nei casi di lutto.
Tutti questi costumi sono un valore anche dal lato dell'investimento. Ma è un punto di onore per ogni famiglia crearlo, cucirlo, arricchirlo. Per chi sudtirolese non è, l'autrice ha riunito nel capitolo finale gli indirizzi dei negozi e delle fabbriche dove trovare "dirndl" e "joppe", ed anche sarti e sarte. Nonché i musei, le feste religiose e quelle tradizionali, le sagre. Un libro che invita a vivere l'Alto Adige mentre ci si gode una vacanza.

Uta Radakovic, "Costumi tradizionali dell'Alto Adige/ Südtirol", ed. Reverdito, pp. 170, 29 euro.