Un bel maglione beige, pesante (circa 1 kg), del tutto simile a quello indossa in una antica fotografia che indossa Luigi Amedeo di Savoia, Duca degli Abruzzi. Un omaggio al quel personaggio che, tra il 1897 e il 1909, ha compiuto le spedizioni che lo hanno reso internazionalmente celebre: la prima ascensione del Monte Saint Elias, in Alaska; la spedizione al Polo Nord che raggiunse la latitudine Nord più avanzata dell'epoca; l'esplorazione del massiccio africano del Ruwenzori e l'ascesa delle sue cime maggiori; la spedizione nel Karakorum, con il fallito tentativo di ascesa del K2 e il nuovo record mondiale di altitudine.
Non è solo un episodio di moda vintage la riedizione di quel maglione a giro collo - esordio di una collezione chiamata "Gente di montagna" -, ma anche primo atto pubblico di un'iniziativa dal respiro ben più ampio e profondo che si chiama "Progetto valorizzazione lane autoctone del Piemonte". L'obiettivo ambizioso e virtuoso è quello di realizzare manufatti "fortemente legato all'identità del territorio" e insieme "recuperare abilità e saperi che rappresentano un reale capitale sociale". In un momento economico difficile e confuso, si tratta di un atto importante, che indica una via imprenditoriale che, oltre a voler salvare tradizioni, dal passato recupera idee, forze e valori da rimettere in gioco per dare nuova vitalità economica. Principalmente a vantaggio del mondo della montagna.

Utilizzare le lane di razze ovine autoctone, allevate essenzialmente per la produzione di carne e latte, vuol dire offrire un sostegno agli allevatori e insieme il recupero di una risorsa tradizionale, riscoprire antichi mestieri, dare nuovo impulso alla produzione di manufatti e quindi far nascere microeconomie nelle valli.
Al centro del progetto c'è la pecora Sambucana, comparsa sulle montagne dell'occitana Valle Stura, in provincia di Cuneo, nel XVIII secolo e si è subito adattata ai pascoli d'alta quota. È una pecora di taglia medio-grande, preziosa per la lana, ma soprattutto per la carne. Qualche decennio fa questa razza era stata segnalata dalla Fao come «vulnerabile» e nel 1985, in valle, si contavano appena 80 capi. Poi è iniziata la lenta rinascita. Sono nati il Consorzio «L'Escaroun» (1988), la cooperativa agricola «Lou Barmaset» (1991) e il centro di selezione degli arieti di Pietraporzio, gestito dal Consorzio. Infine si è ottenuto il riconoscimento del marchio «Agnello Sambucano garantito». Oggi in valle ci sono 56 allevamenti, contano più di 5000 pecore e ogni anno nascono 10.000 agnelli. L'ultima domenica di ottobre, a Vinadio, la Fiera dei Santi è l'occasione per esporre i migliori capi di pecora Sambucana.

Le finalità del "Progetto valorizzazione lane autoctone del Piemonte" toccano più aspetti. Intanto c'è un aspetto ecologico: la lana, ora in parte abbandonata nei pascoli, è inquinante ed è considerata rifiuto speciale. Il suo utilizzo permette agli allevatori di trasformare uno spreco in un vantaggio economico e quindi mantenere viva un'attività di preservazione del territorio. Ma lavorare la lana permette di riattivare realtà tessili artigianali, creando occupazione e indotto economico. Con positivi riflessi anche in campo turistico, offrendo manufatti ( capi d'abbigliamento, calzature, coperte, oggetti d'arredamento...) interessanti per qualità e garanzia di tracciabilità, ben legati all'identità del territorio. Ma non solo, perché questa poco valorizzata materia può avere nuovi usi, alcuni innovativi come elemento fonoassorbente e termoisolante per la coibentazione.
L'importanza del progetto è anche quella di essere territorio di collaborazione per la diversa natura delle numerose realtà economiche coinvolte nel suo sostegno: la Regione Piemone, le Camere di Commercio di Biella e Vercelli, l'Agenzia Lane d'Italia, il Politecnico di Torino, il Centro Nazionale Ricerche di Biella, l'Associazione Tesile&Salute, l'Unione industriale Biellese, la Fondazione Pistoletto, il Centro Arti Applicate Kandinskij, Slow Food con uno specifico presidio.
Possibile legare al tema anche una gita. A Pietraporzio, nel cuneese, per l'"Ecomuseo della pastorizia". Un'antica casa, in frazione Pontebernardo, ospita in stanze ben ristrutturate un percorso ideale attraverso la storia e le realtà dell'allevamento ovino. Oggetti, fotografie, testimonianze di un'attività di montagna che torna a nuova vita.

Info: CCIAA di Biella, tel. 015.3599311; promozione@bi.camcom.it; Agenzia Lane d'Italia, tel. 015.3599352; www.vallestura.cn.it