Agli inizi del ‘900 sorvolare le Alpi in aereo era un'impresa era considerata impossibile. Siamo agli inizi dell'aviazione. E, come spesso succede, sfidare l'impossibile è una molla irresistibile. Specie in quei tempi in cui la tecnica dava ampio fiato agli spiriti romantici e coraggiosi. Come quello di Jorge Antonio Chàvez Dartnell, meglio noto come Geo Chavez. La sua è una storia di quei tempi, anche se non gli portò grande fama. Vinse un bel premio, ma non fu la molla decisiva per lui, figlio di un milionario peruviano trasferitosi in Francia durante la guerra con il Cile.

Nato nel 1887 a Parigi, Geo Chavez, mostrò ben presto il suo animo avventuroso e pioneristico, che lo portò a frequentare la scuola di volo di Henri Farman. La nascente aviazione divenne la sua passione e la sua ragione di vita. Nel 1910, ottenuta la patente francese di pilota Nr. 32, cominciò a inanellare una straordinaria serie di record, tra cui il volo a quota più elevata (2652 metri), stracciando quello fatto registrare l'anno precedente dal suo maestro. In occasione della Settimana dell'aviazione di Reims, un comitato di facoltosi milanesi fissò un premio di 70 mila lire per chi avesse attraversato le Alpi in aereo per la prima volta, impresa impensabile all'epoca. Ma era un'occasione da non perdere per Geo, che cominciò a prepararsi in modo puntiglioso, studiando in dettaglio la morfologia del territorio tra Vallese e Val d'Ossola. Nel frattempo gli altri concorrenti, Weymann e Taddeoli, fallivano più volte i loro tentativi.

Il 19 settembre 1910 Chavez provò una prima volta la trasvolata, ma senza successo. Il quotidiano "Briger Anzeiger" titolava in prima pagina: "Un evento di inaudita grandezza e ardimento". Il 23 settembre ci riprovò, partendo da Ried-Brig in direzione del Sempione con il suo monoplano Blériot XI, spinto da un motore rotativo di soli 50 CV. Poco prima delle 14, la folla di curiosi salita al passo e radunata all'Hotel Bellevue, potè salutare l'eroe e festeggiare la grande impresa. Grazie al telefono, la notizia raggiunse rapidamente Milano, dove la gente scese in strada. Dopo un volo di 42 minuti, superate le gole di Gondo, Geo Chavez raggiunse Domodossola ma, durante la manovra di atterraggio, a pochi metri dal suolo le ali di lino del suo aereo si piegarono improvvisamente, facendolo precipitare. L'abitacolo di legno non resse all'urto e si ruppe in mille pezzi. Geo Chavez venne portato d'urgenza all'ospedale di Domodossola, dove morì il 28 settembre 1910, a soli 23 anni.

La sua impresa destò ammirazione, il suo epilogo tragico aggiunse emozione, come i tempi richiedevano. La sua figura, il sui gesto ebbe l'onore di alcuni versi di Giovanni Pascoli:
"Cade, con la sua grande anima sola sempre salendo. Ed ora sì, che vola". ( "Odi", "Chavez", Novembre 1910).

Per festeggiare i 100 anni della pionieristica quanto sfortunata impresa di quello che fu uno dei grandi miti del secolo scorso, per 4 giorni (23-26 settembre) è stato organizzato a Briga e Ried-Brig un ricco programma di convegni (con la partecipazione di Bertrand Piccard), mostre filateliche e di modellini, incontri internazionali di cori alpini, esposizioni dedicate alla figura di Geo Chavez, raduni aerei e voli della Patrouille Suisse.

Info e programma dettagliato: Geo Chavez c/o Odilo Schmid, Bahnhofstrasse 11, C. P. 597, CH-3900 Brig-Glis, www.geochavez.ch