Una nuova tendenza scivola dolcemente tra le piste innevate. Ha un nome, Slow Ski. Sul quale qualcuno ci ha già giocato con le assonanze e lo ha inserito tra gli "S(l)now sport". In pratica si intende lo sci come una passeggiata, da compiere con tranquillità, con spirito contemplativo, abbandonando ogni istinto agonistico. Se ne parla da qualche tempo, ovviamente senza foga. Ma in questa vigilia di stagione sciistica ha smosso più energicamente le acque la proposta di Cervinia, una della capitali italiane degli sport della neve. Oltretutto sede storica del Chilometro Lanciato, specialità agli antipodi dello Slow Ski.
Qual è stata la proposta della località valdostana? Una pista dedicata "dedicata allo Slow Ski", nella zona chiamata "Città delle pietre", là dove lunghi bilichi di roccia sembrano sculture lasciate lì per aggiungere magia al luogo. "Una nuova interpretazione dello sport invernale, un invito alla lentezza sugli sci, a prendersi del tempo, a sentire il proprio respiro e soprattutto a godersi il panorama mozzafiato - spiega Giorgio Pession, presidente della Cervino spa, società che gestisce il comprensorio - Si è scelta la discesa più panoramica che abbiamo: si sviluppa proprio ai piedi del Cervino, che si può ammirare da alcune aree di sosta allestite appositamente, con panchine, tavoli e alcune sculture in legno che riproducono gli animali presenti nella zona. Non mancano sul percorso anche alcune curiosità come la "curva dell'eco", che sfrutta il suggestivo fenomeno acustico prodotto da uno dei valloni che scendono dalla Gran Becca, il soprannome del Cervino, per quella sua vetta adunca".

L'idea, il concetto, non è in fondo trascurabile. Anche se non così innovativa. Nasce forse dalle contraddizioni dell'uomo moderno, urbanizzato, vittima della fretta, del tempo da non perdere. Però tra gli sciatori appassionati suona male. Ed infatti abbonda lo scetticismo. Lo si avverte dai messaggi apparsi in rete. Ecco qualche commento - tra il serio, l'ironico e il sospettoso - preso dal sito "Skiforum". Dawntree: "Addio alle discese tutte d'un fiato, ora lo sci si pratica anche lentamente e con diverse soste? Prego prego, basta che non vi fermiate in centropista o dopo le curve". Apo: "Mancavano solo i contemplativi in pista, più che altro un pericolo per sè e gli altri". Gonzales è spietato: "Forse è un modo astuto per diminuire le code agli impianti...comunque sia, se è una trovata pubblicitaria, è senz'altro rivolta alle madame che passano la giornata a tostarsi la faccia e chiacchierare; io, personalmente, quando scio, scio; il panorama lo guardo dalla seggiovia". Il più simpatico e spiritoso è Aml961: "Io, causa cronica mancanza di fiato, lo pratico da alcuni anni".

Slow Ski non è una cattiva idea. Peccato sia sempre stato possibile praticarla. Anche a chi ama sfrecciare su ripidi pendii capita il momento in cui decide di concedersi tranquille curve in compagnia, per uno skisafari (magari sul Sella Ronda o in Vialattea), per godersi panorami dolomitici, un tour alla scoperta di un vasto comprensorio. Chi impedisce ad uno sciatore di scendere lento, di fermarsi a ammirare la natura che lo circonda? Nessuno, a patto che rispetti le norme di sicurezza e sosti a bordo pista e non sotto un cambio di pendenza. E anche bene ha fatto Cervinia a indicare una delle sue piste più panoramiche fronte Cervino e attrezzarla per consentire una comoda pausa estatica. In fondo sono molte le località che nei punti strategici propongono bacheche con la foto della skyline delle cime circostanti, con tanto di nomi e altimetrie.
Semmai la contraddizione è nella natura dello sci alpino, indissolubilmente legato alla velocità (come Cervinia lo è storicamente al KL), alla prontezza di riflessi, al gusto di tirare le curve. Ed applicare il concetto di Slow Ski suona subito strano. Eppoi chi cerca lo sci lento e meditativo può dedicarsi ad altre discipline praticabili sulla neve. Quale pace e quali maestose scenografie possono essere godute con "lentezza" grazie agli sci stretti. Nell'altoatesina Val Fiscalina, o nelle aostane Val Ferret e nell'immensa rete di "rotaie" a Cogne nel Parco del Gran Paradiso, non ci sarà nessun uomo-jet a rompere l'estasi.

Non solo. Vivere Slow la montagna invernale molti lo realizzano concedendosi gite con le racchette da neve (o ciaspole). Una pratica che, da "alternativa", sta ormai diventata fondamentale dal punto di vista economico e turistico. Adatta ad ogni età, offerta sempre più da alberghi e scuole gli sci.
E infine, anche se più impegnativo, c'è lo scialpinismo. Nessun praticante i questa specialità si sognerebbe i magnificare la velocità con cui è sceso nell'unica discesa della giornata. Semmai susciterà invidia di molti, descrivendo quelle esclusive visioni che è riuscito ad ammirare lungo un percorso goduto in solitudine o in compagnia di fidati compagni.
E allora, alla fine, Slow Ski in discesa si o no? Si può rispondere con un'altra domanda: perché no? O con le parole del poeta Paul Valéry : "Lo sforzo più splendido degli umani è di mutare il loro disordine in ordine, e le probabilità in potere".