Giocato su due colori, bianco e rosso. C'è un profilo di montagne e sopra le vette si erge una serie i grattacieli stilizzati. E' il nuovo logo delle Dolomiti patrimonio Unesco, individuato attraverso un concorso pubblico vinto dall'architetto e designer di Aosta, Arnaldo Tranti. Però non piace, anzi genera una valanga i critiche, non piace ai più o comunque ha suscitato molte discussioni se non addirittura violente reazioni. Da settimane infuria una reazione a catena, sui giornali e sopratutto su Internet.

"Non mi sembra riuscito, fa venire in mente New York". "Non mi piace, ma non deve piacere a me, bensì a tutti; a me fa venire in mente solo grattacieli". Sono due giudizi, importanti perché sono rispettivamente di Reinhold Messner e del presidente della Provincia di Bolzano, Durnwalder. Due personaggi per i quali le Dolomiti sono anche un luogo dell'anima. A loro si aggiungono numerose le critiche degli italiani, per i quali il logo è "totalmente inadatto", se non decisamente "brutto". C'è chi addirittura lo vede come un "un invito a cementificare".

Dai commenti comunque traspare forte la critica, più che all'autore, alla commissione che ha scelto questo lavoro, tra i 400 loghi arrivati a Trento. Comunque l'autore si sente sotto attacco. E in una intervista al quotidiano "L'Adige" si è sfogato e ha spiegato che l'ambiguità oggetto della discussione (i "grattacieli") era voluta, e vuole essere un richiamo alla "più bella architettura del mondo", note parole espresse dal grande architetto Le Corbusier. Però a meravigliare Arnaldo Tranti è soprattutto quello che definisce "un accanimento a catena", una vera e propria "follia" come mai gli era capito di vedere in 25 anni di professione.

Per la cronaca al secondo posto, nel giudizio della commissione, si era classificato il lavoro del brianzolo Enrico Belloni (Seregno), che toccava elementi del paesaggio naturale dolomitico e sviluppava il marchio ispirandosi al tipo di segnale che indica i sentieri di montagna. Nella proposta terza classificata, del modenese Diego Moreno, emergeva con pochi la forza maestosa e le cangianti cromie delle Dolomiti, l'intersecarsi vario di forme orizzontali e verticali per segnarne la spettacolarità.

Le polemiche si sprecano in Italia, ma in questo caso c'è un aspetto positivo: le critiche nascono da una slancio ideale, dimostrando che le Dolomiti davvero appartengono a tutti, sono un patrimonio dell'umanità. E questa ammirazione spinge molti a reagire per amore verso una meraviglia nel panorama delle montagne del mondo.