Delle tre punte di diamante dello sci italiano, il Trentino è quella più italiana. A fronte del bilinguismo italo-francese della Valle d'Aosta e quello italo-tedesco dell'Alto Adige. Un paradiso della montagna diviso in 223 comuni distribuiti in una scala di altitudini che va dai 73 m di Riva del Garda ai 1584 m di Peio.
Non tutta italiana, ma quasi, per via della comunità ladina della Val di Fassa e l'isola "tedesca" della Val Fersina, vicino a Trento. Comunque per lo sci del Trentino parla il linguaggio universale dei numeri: 730 km di piste d'ogni livello tecnico servite da 278 impianti e 3.000 cannoni per l'innevamento artificiale che coprono oltre l'80% delle piste. Il dislivello complessivo delle discese supera i 67 mila metri. Vanno aggiunti i 480 km di tracciati per lo sci di fondo. Tutto questo con le scenografie alpine di gruppi come l'Adamello e il Brenta, il Sella e gli altopiani trentini. Oltre alle Dolomiti, pur in comproprietà con Veneto e Alto Adige, meraviglie di roccia che Le Corbusier definì "La più bella opera d'architettura del mondo".
Non basta. Sulle montagne del Trentino, in inverno come in estate, brilla l'industria turistica, che si è voluta marchiare con una farfalla, simbolo di leggerezza e delicatezza, simpatia e semplicità. Che sono le caratteristiche dell'ospitalità trentina, forte anche di numeri straordinari: 437 mila posti letto (di cui 90 mila in hotel, 170 mila in seconde case) a fronte di 450 mila residenti. Una struttura agile ed efficiente, che conta molto sul calore delle gestioni familiari, senza mancare in professionalità. E ricca anche di un meritorio programma dall'alto valore sociale, etichettato come "Sci senza barriere". L'iniziativa si è tradotta in una brochure (e sezione al sito Internet) che descrive un centinaio di hotel in grado di accogliere in pieno comfort i disabili. Inoltre, in ogni scuola di sci c'è almeno un maestro che ha conseguito la specializzazione per l'insegnamento ai portatori di handicap.
L'impronta di funzionalità ha sul versante sciistico particolare valore. Funivie e seggiovie sono totalmente computerizzate a garanzia di sicurezza ed efficienza nel funzionamento. Negli ultimi decenni si è assistito ad un notevole aumento delle realizzazioni: nel 1950 gli impianti erano 25, con una portata oraria complessiva di circa 4.500 persone, oggi si è arrivati a quasi 300 con una portata di circa 350 mila persone. Ogni anno le società degli impianti, assistite dalla Provincia Autonoma di Trento, producono investimenti mediamente nell'ordine dei 40/60 miliardi di lire, compresa una quota di circa 10 miliardi per le spese legate alle operazioni di revisione ed un'analoga quota per la sistemazione delle piste. A parte vanno calcolati gli investimenti per l'innevamento artificiale.
In mezzo all'alta densità di impianti di risalita, il Trentino vanta alcune realizzazioni tecnologiche d'avanguardia, come le telecabine e seggiovie quadriposto ad agganciamento automatico che hanno sostituito, negli ultimi anni, impianti di arroccamento funiviari e di collegamento tra le skiarea. Tra queste realizzazioni si possono ricordare la telecabina all'Alpe di Tognola, impianto cardine della ski area di San Martino di Castrozza, o nella Valle di Fassa le due telecabine di Canazei al Lupo Bianco e verso Passo Sella, anelli della lunga catena d'impianti del Sellaronda. Ed ancora, le cabinette da 6 a 12 posti in funzione a Madonna di Campiglio (quella del Grostè, di ben 6 chilometri, è la più lunga al mondo). In Val di Fassa sono in esercizio alcune delle funivie più capaci dell'arco alpino: al Col Margherita a Passo San Pellegrino (110 posti) e al Col Rodella a Campitello (120 posti).